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cercano-di-rubare-l-incasso-della-foghera-di-pertegada-arrestati-tre-uomini I rapinatori hanno schiaffeggiato e preso per il collo uno degli organizzatori, portato al pronto soccorso
LATISANA. L’obiettivo era il registratore di cassa, con dentro l’incasso di una serata che ha richiamato centinaia di persone da tutta la regione e non solo.

Tre uomini, due residenti a Latisana e uno nel vicino Comune di San Michele al Tagliamento, sono stati arrestati in flagranza di reato per tentata rapina, lesioni e violenza. Ferito, per fortuna non in modo grave, e medicato al pronto soccorso un volontario dell’associazione “Amici della Foghera Tal Timent”, che è stato schiaffeggiato con particolare violenza, spinto a terra e preso per il collo. Sette i giorni di prognosi per lui.

È successo nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 gennaio, attorno alle 3, a Pertegada, in piazza Santo Spirito, dove era in pieno svolgimento la tradizionale festa della “Foghera tal Timent”. Nei guai sono finiti Omar Prataviera, 42 anni, residente a Latisana, Davide Lazzarini, 33 anni, di Latisana, e Cristian Ferrari, 42 anni, di San Michele al Tagliamento. Sono stati portati in carcere. Martedì 7 gennaio, ci sarà l’udienza per direttissima.

Erano circa le 3. I volontari dell’associazioni stavano iniziando a smontare le attrezzature. In piazza c’erano ancora diverse persone. Il registratore di cassa era stato collocato sul retro del chiosco, in una zona nascosta proprio per evitare eventuali furti, peraltro già accaduti negli anni passati.

A un certo punto i tre uomini sono entrati in azione. Mentre uno faceva da palo, cercando di distrarre i volontari, gli altri due complici, pensando di non essere visti, si sono diretti subito verso il retro del chiosco con l’intento di impossessarsi del registratore di cassa. Proprio in quel momento, uno degli organizzatori, che stava aiutando a smontare le attrezzature, li ha notati mentre cercavano di rubare. È successo tutto in pochi minuti. "Cosa state facendo?" ha urlato il volontario.

I rapinatori, a quel punto, si sono avvicinati all’uomo e, dopo averlo schiaffeggiato con particolare violenza al volto, lo hanno preso per il collo e spinto a terra. Poi, tutti e tre, sono saliti a bordo di una macchina e sono fuggiti sgommando lungo la strada sterrata dietro l’argine del fiume Tagliamento.

Immediata la chiamata al 118 e alle forze dell’ordine. I carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia Latisana, guidata dal comandante interinale luogotenente Marino Marinello, si trovavano in zona, dove peraltro, domenica 5 gennaio, ci sono stati alcuni tentativi di furto all’interno di alcune case, per alcuni controlli preventivi e sono accorsi tempestivamente.

C’è stato un inseguimento durato un centinaio di metri. I militari dell’Arma sono riusciti a bloccare i rapinatori, che sono stati portati in caserma per essere identificati. Il ferito, nel frattempo, è stato portato al pronto soccorso del vicino ospedale di Latisana. L’uomo, dopo essere stato medicato e dimesso, si è recato in caserma, accompagnato da altri organizzatori, e ha riconosciuto gli autori della tentata rapina.

Il pubblico ministero di turno, Giorgio Milillo, informato, ha disposto l’accompagnamento in carcere.


FONTE: MessaggeroVeneto - 06 Gennaio 2020



Nicola_Salvato Arriva dal servizio di polizia ambientale del Comune di Venezia e si chiama Nicola Salvato il vice commissario che, dal primo aprile, sarà a capo del comando intercomunale di polizia locale che riunisce i Comuni di Latisana, Muzzana, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Precenicco e Ronchis.

Una nomina di gran prestigio per un Comando che ha giurisdizione sul territorio della Bassa occidentale e che a breve potrebbe estendersi anche al Sangiorgino, dove il presidio di polizia locale associato non ha più l’attribuzione di Comando. Un Comando che, dopo la partenza del vice commissario superiore Eros Del Longo, è stato retto dal suo vice Renzo Maniero fino alla definizione dell’accordo con il Comune di Venezia.

Nicola Salvato, vice commissario dal gennaio 2018 responsabile del servizio polizia dell’Ambiente e in precedenza responsabile dell’ufficio formazione addestramento e aggiornamento professionale del Corpo di polizia locale del Comune di Venezia e del servizio sicurezza stradale e traffico. Nel suo curriculum, fra le attività di formazione specifiche ci sono il commercio, l’autotrasporto (compreso i taxi), la lotta all’abusivismo e l’omicidio stradale.

A Latisana avrà competenza su un Comando Intercomunale di poco meno di trenta agenti e di un parco auto di una quindicina di mezzi, con giurisdizione su un’ampia porzione di Bassa Friulana e sulle arterie più importanti: l’ex strada statale 14, la strada regionale 354, un tratto della Sr 353 e tutta una serie di strade provinciali ad alto scorrimento come la 56 dello Stella, la 75 “Bandite” e la 7 solo per citarne alcune. Le vie del mare ci sono tutte, così come i tracciati della viabilità ordinaria che si sobbarcano il traffico quando l’autostrada è chiusa.

Una viabilità complessa, sulla quale a breve dovrebbero arrivare a vigilare anche i 15 agenti di polizia locale in servizio per un anno (prorogabile) la cui assunzione è stata decisa e finanziata dalla Regione come prima risposta alla necessità di gestire il traffico che dall’autostrada si riversa sulla viabilità ordinaria in caso di chiusure della A4 fra i caselli di San Giorgio e Latisana.

FONTE: MessaggeroVeneto - 23 Marzo 2019



app-enea-codotto Vittime del dovere. Così venivano definiti i servitori dello Stato, uccisi per mano terrorista. Erano gli anni di piombo,

Anni di “barricate” dove indossare una divisa voleva dire essere dalla parte sbagliata per chi in quello Stato vedeva il nemico da sovvertire. All’ordine e alla legalità preferiva l’anarchia e la strategia del terrore.

Enea Codotto, appuntato dei Carabinieri, la notte del 5 febbraio 1981 è diventato una “vittima del dovere”, ammazzato nella periferia di Padova da alcuni militanti del gruppo terroristico neofascista Nar, sorpresi dal 25 enne appuntato e dal suo collega, il 23enne Luigi Maronese (anche lui ucciso quella notte), mentre tentavano di recuperare un borsone di armi precedentemente nascoste.

Durante il conflitto a fuoco, prima di morire, Codotto riuscì a ferire il terrorista Valerio Fioravanti, latitante di spicco della formazione, arrestato dopo quella notte e con lui molti altri componenti del gruppo eversivo, fra i quali Francesca Mambro.

Un gesto che valse ai due carabinieri la medaglia d’oro al valor militare e che ogni anno viene ricordato nella piccola frazione di Gorgo, paese natale di Codotto, con una cerimonia nella chiesa parrocchiale e con la deposizione di una corona ai piedi della tomba dove riposa Enea Codotto.

A rendere ancora più solenne la cerimonia, la presenza del Comandante Provinciale dell’Arma, colonnello, Alfredo Vacca, intervenuto davanti a una folta rappresentanza di Carabinieri in congedo e in servizio, provenienti dalle sei Stazioni territoriali della giurisdizione della Compagnia di Latisana, guidata dal Maggiore, Nicola Guercia.

La caserma di Latisana come quella di Bibione è intitolata all’appuntato Codotto: nella cittadina turistica veneta qualche anno prima della sua uccisione il Carabinieri Codotto era intervenuto nel corso di una rapina permettendo l’arresto dei malviventi.

«È un nostro preciso compito ricordare chi ha dato la vita per lo Stato, ancor più in questi tempi nei quali siamo disorientati e non sappiamo dare il giusto valore alla vita», queste le parole del sindaco di Latisana, Daniele Galizio, che nel suo intervento durante la cerimonia nella chiesa di Gorgo ha rivolto un particolare saluto ai tanti rappresentanti dell’Arma.

La preghiera del Carabiniere e il canto della Virgo Fidelis, hanno chiuso la cerimonia, alla quale erano presenti i labari di diverse sezioni dell’Anac e di altre associazioni d’arma.

Appuntato Enea Codotto

FONTE: MessaggeroVeneto - 13 Febbraio 2019



Rosanna_Tosoratti-Walter_Sepuca «In vita, il mio Walter, non ha mai offeso nessuno. Né usato parole di discredito o inappropriate. Era un uomo d’altri tempi, lui. Un signore. È per questo che io, quelli, non li perdono». La vedova di Sepuca si scaglia contro chi ha ironizzato su suo marito, postandone l’immagine sui social in occasione della manifestazione di Salvini in piazza del Popolo, l’8 dicembre scorso a Roma, e scrivendo che lui non ci sarebbe stato, facendo il verso al tormentone di quei giorni “Io non ci sarò”. E il suo non è solo un commento. Rosanna Tosoratti, assessore comunale a Fogliano Redipuglia (Welfare), è passata dalle parole ai fatti: ha dato mandato al noto avvocato con studio in Corso, Caterina Belletti, di tutelare l’immagine del defunto coniuge, mancato lo scorso 25 febbraio.

«Quella sera – racconta – quando amici mi hanno raccontato quanto stava avvenendo sui social m’è venuto un colpo. I morti dovrebbero essere lasciati in pace. Se io, ogni tanto, posto qualche cosa su Walter è solo per mantenerlo vivo nei ricordi degli amici». Quel post, apparso il 4 dicembre sulla pagina di un gruppo che ha un profilo su Facebook, non è andato giù a molti militanti leghisti, che avevano risposto sdegnati nei commenti. Walter Sepuca, ex segretario provinciale del partito e presidente del Consiglio comunale di Monfalcone, era spirato per un tumore all’età di 71 anni. Una scomparsa improvvisa e dolorosa per la famiglia. «Sono rimasta impietrita davanti a quel post – aggiunge Rosanna Tosoratti – e mi sono anche sentita male. È stata una presa in giro che mio marito non si meritava». «No, quel post non lo perdono – conclude –. L’ho riferito anche a Matteo Salvini, che mi ha abbracciato e mi ha detto che Walter è sempre con noi, nei nostri cuori, ed è la cosa più importante».

Come rilevato ieri dall’avvocato Belletti non s’è deciso di agire subito: si è atteso di vedere se vi fosse un ravvedimento, un pentimento, se venissero avanzate scuse o indignazione per lo squallido post. Non è avvenuto. «È stato un post volgare – conclude l’avvocato Belletti –, dunque agiremo, rivolgendoci alla Procura della Repubblica, con una querela». Il dileggio politico, su questo tutti convengono, può starci, ma non contro chi non può più difendersi. A scanso di equivoci, così il legale, «qualsiasi somma risarcitoria dovesse essere riconosciuta verrà devoluta in beneficenza».

FONTE: Il Piccolo - 19 Gennaio 2018



prefetti-Zappalorto-e-Marrosu Nel mirino l’aggiudicazione al Consorzio Connetting People. L’accusa è di concorso esterno in associazione a delinquere

UDINE. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato ai primi di gennaio a 42 indagati, tra cui 39 persone fisiche e tre persone giuridiche, ossia società. È il terzo filone investigativo relativo alla gestione del Cie-Cara di Gradisca d’Isonzo, già peraltro al centro del processo tuttora in corso al Tribunale di Gorizia, a fronte della riunificazione di due procedimenti.

In questa fase ancora iniziale, pertanto tutta da definire ai fini dello sviluppo del procedimento, rientrano a titolo di indagati due prefetti e due viceprefetti operanti nell’Isontino nel periodo tra il 2011 e il 2015.


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